Associazioni sportive dilettantistiche: il punto sull’applicazione del regime fiscale agevolato

L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 18 del 01.08.2018, ha fornito numerose precisazioni in relazione alla disciplina delle associazioni sportive dilettantistiche, con particolare riferimento all’applicazione del regime fiscale agevolato previsto dalla legge n. 398 del 16.12.1991.

Tra i vari chiarimenti forniti in occasione di tale intervento, segnaliamo i seguenti:

i) la mancata presentazione della comunicazione alla SIAE non comporta la decadenza dal regime agevolativo in esame, non avendo la stessa comunicazione natura costitutiva ai fini della fruibilità dello stesso;

ii) l’utilizzo dei campi da gioco, degli spogliatoi, degli armadietti e di altre strutture possono considerarsi rientranti tra le attività connesse con gli scopi istituzionali dall’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, purché tali prestazioni siano strettamente finalizzate alla pratica sportiva così come delineata dai programmi dell’organismo affiliante;

iii) i contributi versati da amministrazioni pubbliche non rilevano ai fini del calcolo del plafond di 400.000 euro.

Ricordiamo che, secondo quanto previsto dalla legge n. 398/1991:

i) il reddito imponibile viene determinato applicando all’ammontare dei proventi il coefficiente di redditività nella misura del 3%, a cui va aggiunto il valore delle plusvalenze patrimoniali;

ii) la detrazione IVA è forfettizzata nella misura del 50% dell’imposta relativa alle operazioni imponibili;

iii) i soggetti che hanno esercitato l’opzione e che nel corso del periodo d’imposta hanno superato il limite dei proventi commerciali di 400.000 euro non possono applicare il regime agevolato a decorrere dal periodo d’imposta successivo al superamento della soglia.

 

Premessa

Con la circolare n. 18/E del 01.08.2018, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune importanti precisazioni in relazione all’applicazione del regime fiscale agevolato di cui alla legge n. 398 del 16.12.1991, specificando che la mancata presentazione della comunicazione alla SIAE non comporta la decadenza del regime agevolato destinato alle associazioni ed alle società sportive dipettantistiche.

Tra i vari chiarimenti forniti, si segnalano, in particolare, le attività che si possono considerare incluse nello scopo istitutzionale ai fini dell’applicazione delle agevolazioni, il trattamento dei contributi pubblici, la tracciabilità dei pagamenti e la decadenza dal regime in caso di superamento del limite di proventi commerciali.

Di seguito forniamo il dettaglio dei chiarimenti di cui alla circolare n. 18/E/2018, precisando che le associazioni sportive possono beneficiare del regime fiscale di favore della legge n. 198/1991 a condizione che nel periodo d’imposta precedente a quello di riferimento non siano stati conseguiti proventi derivanti dall’esercizio di attività commerciali superiori a 400.000 euro (250.000 euro fino al 2016). In deroga alle disposizioni del TUIR, il reddito imponibile per le associazioni e società sportive dilettantistiche senza fine di lucro è determinato applicando all’ammontare dei proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali il coefficiente di redditività del 3%, aggiungendo a tale importo le plusvalenze patrimoniali di cui all’art. 86 del TUIR.

In applicazione del regime di cui alla L. 398/91, invece, l’IVA è calcolata applicando una percentuale forfetaria di detrazione all’ammontare dell’IVA a debito derivante dai proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali. L’agevolazione riguarda, dunque, soltanto le attività strutturalmente funzionali a quella istituzionale e che ne costituiscono il naturale completamento. La detrazione IVA, in relazione a tali attività, è applicabile nella misura del 50% dell’imposta calcolata sulle operazioni imponibili, comprese le prestazioni pubblicitarie e di sponsorizzazione. La detrazione forfettaria si attesta al 33% dell’imposta nel caso di cessioni o concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica effettuate nell’esercizio dell’attività.

 

Chiarimenti della circolare n. 18/E/2018

 

Comunicazioni SIAE

Riguardo alla comunicazione SIAE, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il DPR n. 442 del 1997, all’articolo 1 comma 1, stabilisce che “L’opzione e la revoca di regimi di determinazione dell’imposta o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili” e che “La validità dell’opzione e della relativa revoca è subordinata unicamente alla sua concreta attuazione sin dall’inizio dell’anno o dell’attività. (…)”.

Il successivo articolo 2 dello stesso DPR n. 442 del 1997, rubricato “Obbligo di comunicazione”, dispone, al comma 3, che “Resta ferma la validità dell’opzione anche nelle ipotesi di omessa, tardiva o irregolare comunicazione, sanzionabili secondo le vigenti disposizioni”.

Sulla base di tali disposizioni l’Agenzia ritiene che associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro possono accedere alle agevolazioni previste dalla legge n.398 del 1991 qualora abbiano adottato il “comportamento concludente”. In presenza di comportamento concludente del contribuente e di regolare comunicazione all’Agenzia delle entrate dell’opzione per il regime di cui alla legge n. 398 del 1991, la mancata presentazione della comunicazione alla SIAE non comporta la decadenza dal regime agevolativo in esame, non avendo la stessa comunicazione natura costitutiva ai fini della fruibilità dello stesso. Tuttavia, la mancata comunicazione di cui trattasi è soggetta alla sanzione di cui all’articolo 11 del D.Lgs. n. 471 del 1997.

 

Connessione istituzionale del proventi

Come anticipato sopra, ai soggetti che hanno optato per la legge n. 398 del 1991, il regime forfetario IVA si applica per tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali “connesse agli scopi istituzionali”. L’applicazione del regime agevolativo di cui alla legge n. 398 del 1991 è, pertanto, limitata alle prestazioni commerciali connesse alle attività istituzionali svolte associazioni o società sportive dilettantistiche senza fini di lucro.

Al fine di definire l’ambito delle attività “connesse agli scopi istituzionali”, l’Agenzia delle Entrate rititene utile fare riferimento, in base ad un’interpretazione sistematica, alle disposizioni di carattere fiscale che prevedono particolari norme agevolative, la cui applicazione è parimenti correlata allo svolgimento di attività connesse con gli scopi istituzionali dell’ente sportivo dilettantistico non lucrativo.

Rientrano tra i proventi delle attività commerciali connesse con gli scopi istituzionali, ai fini dell’applicazione del regime forfetario di cui alla legge n. 398 del 1991, i proventi delle attività commerciali strutturalmente funzionali all’attività sportiva dilettantistica tra i quali, a titolo esemplificativo, possono annoverarsi i proventi derivanti dalla somministrazione di alimenti e bevande effettuata nel contesto dello svolgimento dell’attività sportiva dilettantistica, dalla vendita di materiali sportivi, di gadget pubblicitari, dalle sponsorizzazioni, dalle cene sociali, dalle lotterie, ecc.

Sono da escludere, invece, le attività connesse agli scopi istituzionali, le prestazioni relative, ad esempio, al bagno turco e all’idromassaggio in quanto dette prestazioni non si pongono direttamente come naturale completamento dell’attività sportiva, potendo le stesse essere rese anche separatamente e indipendentemente dall’esercizio di detta attività.

Ai fini dell’applicazione del regime di favore di cui alla legge n. 398 del 1991, è possibile affermare che, nel novero delle attività commerciali connesse agli scopi istituzionali possono rientrare non solo le prestazioni rese in relazione alla partecipazione a gare o manifestazioni sportive, ma anche quelle relative allo svolgimento delle attività di formazione, didattica, preparazione e assistenza all’attività sportiva dilettantistica. Restano escluse, invece, dal concetto di attività connesse agli scopi istituzionali, le attività commerciali estranee rispetto agli scopi tipici dell’ente sportivo dilettantistico non lucrativo così come riconosciuti dall’organismo affiliante (Federazione Sportiva Nazionale, Ente di Promozione Sportiva, Disciplina Sportiva Associata).

In sostanza, non potranno essere considerate attività commerciali connesse con gli scopi istituzionali quelle dirette alla vendita di beni o alla prestazione di servizi per le quali l’ente si avvalga di strumenti pubblicitari o comunque di diffusione di informazioni a soggetti terzi.

Possono rientrare, invece, tra le attività soggette al regime forfetario di cui alla legge n. 398 del 1991 la mera somministrazione di alimenti e bevande ovvero la vendita di materiale sportivo strettamente funzionali alla pratica delle discipline per le quali l’ente è iscritto nel Registro del CONI, qualora la connessione con gli scopi istituzionali dell’associazione o società sportiva dilettantistica senza scopo di lucro risulti assicurata dalla circostanza che dette attività siano svolte all’interno della struttura dove si svolge l’attività sportiva (e non in spazi o locali distanti da essa), senza l’impiego di strutture e mezzi organizzati per fini di concorrenzialità sul mercato nel senso sopra chiarito, al fine di garantire che dette attività siano, di fatto, prevalentemente destinate agli associati o ai tesserati praticanti l’attività sportiva.

Resta ferma, come sopra ribadito, l’esclusione da IRES dei proventi delle somministrazioni di alimenti e bevande o la vendita di materiali sportivi rese in occasione dell’evento sportivo ed in concomitanza con lo svolgimento dello stesso in conformità alle condizioni e ai limiti posti dalla legge.

Riguardo ai servizi di utilizzo dei campi da gioco, degli spogliatoi, degli armadietti e di altre strutture/beni dell’ente sportivo dilettantistico non lucrativo, l’Agenzia ha specificato che detti servizi possono considerarsi rientranti tra le attività connesse con gli scopi istituzionali dall’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, purché tali prestazioni siano strettamente finalizzate alla pratica sportiva così come delineata dai programmi dell’organismo affiliante (Federazione Sportiva Nazionale, Ente di Promozione Sportiva, Disciplina Sportiva Associata). In presenza di tali condizioni, i proventi derivanti dai predetti servizi potranno rientrare nell’ambito applicativo del regime di favore di cui alla legge n. 398 del 1991. Resta fermo che gli stessi servizi, qualora resi, alle predette condizioni, in favore degli associati o degli altri soggetti espressamente indicati dall’articolo 148, comma 3, del TUIR, potranno essere ricompresi nella previsione di decommercializzazione ai fini IRES recata da tale disposizione.

 

Contributi enti pubblici. Applicazione del limite di 400.000 euro

L’articolo 143, comma 3, lettera b), del TUIR prevede che non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito i contributi corrisposti da pubbliche amministrazioni agli enti non commerciali per lo svolgimento convenzionato di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali degli enti stessi.

Circa la natura dei contributi agevolati si fa presente che la norma, facendo riferimento in generale ai contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali dell’ente, non opera alcuna distinzione tra contributi a fondo perduto e contributi che hanno natura di corrispettivi. Rientrano, pertanto, nella sfera applicativa dell’agevolazione anche i contributi che assumono natura di corrispettivi.

Per quanto concerne la questione se rientrino o meno nel calcolo del plafond di 400.000 euro – ai fini del regime di cui alla legge n. 398 del 1991 – i contributi percepiti dall’associazione sportiva dilettantistica, per i quali trovi applicazione l’articolo 143, comma 3, lettera b) del TUIR, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che: in via generale, devono essere esclusi dal calcolo del plafond per l’accesso al regime fiscale di cui alla legge n. 398 del 1991 tutti i proventi che non concorrono, per espressa previsione normativa, alla formazione del reddito imponibile. Tali contributi, pertanto, non rientrano nel calcolo del plafond di 400.000 euro.

Va evidenziato, inoltre, che il regime agevolativo recato dall’articolo 143, comma 3, lettera b) del TUIR opera solo agli effetti dell’IRES. Per quanto riguarda, invece, il trattamento fiscale dei contributi in argomento ai fini IVA, gli stessi contributi sono sottoposti a tale ultima imposta nel caso in cui si configurino corrispettivi per prestazioni di servizi o cessioni di beni.

 

Tracciabilità dei pagamenti e versamento delle quote associative

L’articolo 25, comma 5, della legge n. 133 del 1999, stabilisce che tutti i versamenti e i pagamenti di importo pari o superiore al limite di 1.000 euro, riguardanti le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che si avvalgono del regime di favore di cui alla legge n. 398 del 1991, devono essere disposti attraverso conti correnti bancari o postali intestati all’ente sportivo, ovvero effettuati mediante carte di credito o bancomat o altri sistemi di pagamento, che consentano concretamente lo svolgimento di efficaci e adeguati controlli quali, ad esempio, assegni non trasferibili intestati all’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro destinataria dei versamenti.

In merito alla raccolta delle quote associative in contanti, l’Agenzia delle Entrate specifica che l’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, al fine di rispettare l’obbligo di tracciabilità in argomento, deve adottare le seguenti modalità di documentazione e contabilizzazione. Per ogni singola quota di iscrizione ai corsi o di affiliazione, l’ente deve rilasciare un’apposita quietanza, copia della quale dovrà essere conservata dall’ente stesso. Inoltre, al fine di consentire ai soggetti verificatori di acquisire le informazioni contabili necessarie per determinare la corretta qualifica fiscale dei versamenti effettuati sui conti correnti bancari o postali, l’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro dovrà dotarsi di un registro dove annotare analiticamente le entrate e le uscite, indicando i nominativi dei soggetti, la causale e l’importo incassato o pagato. Tali modalità di registrazione, unitamente alla redazione del rendiconto economico finanziario o del bilancio di esercizio, nel quale sono riportate anche le quote di iscrizione ai corsi o di affiliazione all’ente, consente, inoltre, all’organo di rappresentanza dell’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro di soddisfare le esigenze informative – sia degli associati/soci che dei terzi – in ordine alla corretta gestione economica e finanziaria dell’ente stesso.

 

Decadenza per raggiungimento del limite massimo

L’articolo 25, comma 5, della legge n. 133 del 1999, stabilisce che tutti i versamenti e i pagamenti di importo pari o superiore al limite di 1.000 euro, riguardanti le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che si avvalgono del regime di favore di cui alla legge n. 398 del 1991, devono essere disposti attraverso conti correnti bancari o postali intestati all’ente sportivo, ovvero effettuati mediante carte di credito o bancomat o altri sistemi di pagamento, che consentano concretamente lo svolgimento di efficaci e adeguati controlli quali, ad esempio, assegni non trasferibili intestati all’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro destinataria dei versamenti.

In merito alla raccolta delle quote associative in contanti, l’Agenzia delle Entrate specifica che l’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, al fine di rispettare l’obbligo di tracciabilità in argomento, deve adottare le seguenti modalità di documentazione e contabilizzazione. Per ogni singola quota di iscrizione ai corsi o di affiliazione, l’ente deve rilasciare un’apposita quietanza, copia della quale dovrà essere conservata dall’ente stesso. Inoltre, al fine di consentire ai soggetti verificatori di acquisire le informazioni contabili necessarie per determinare la corretta qualifica fiscale dei versamenti effettuati sui conti correnti bancari o postali, l’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro dovrà dotarsi di un registro dove annotare analiticamente le entrate e le uscite, indicando i nominativi dei soggetti, la causale e l’importo incassato o pagato. Tali modalità di registrazione, unitamente alla redazione del rendiconto economico finanziario o del bilancio di esercizio, nel quale sono riportate anche le quote di iscrizione ai corsi o di affiliazione all’ente, consente, inoltre, all’organo di rappresentanza dell’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro di soddisfare le esigenze informative – sia degli associati/soci che dei terzi – in ordine alla corretta gestione economica e finanziaria dell’ente stesso.

 

Determinazione reddito IVA in caso di decadenza

Nell’ipotesi di decadenza dal regime di cui alla legge n. 398 del 1991 a seguito di attività di controllo fiscale, l’Agenzia ritiene che sia possibile, da parte dei verificatori, procedere al riconoscimento della deducibilità dei costi sostenuti dall’associazione o società sportiva dilettantistica senza scopo di lucro al fine della ricostruzione della base imponibile IRES, sempreché l’ente sportivo dilettantistico non lucrativo sia in grado di fornire all’Amministrazione finanziaria i relativi riscontri contabili, quali fatture, ricevute, scontrini fiscali ovvero altra documentazione utile ai fini della corretta determinazione del reddito.

Relativamente, invece, al quesito sulla detraibilità dell’IVA assolta sugli acquisti di beni e servizi, si richiama sul punto la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea la quale ha chiarito che il principio fondamentale di neutralità dell’IVA esige che la detrazione dell’imposta a monte sia accordata qualora gli obblighi sostanziali risultino soddisfatti, anche se taluni obblighi formali sono stati omessi dai soggetti passivi.

Sempre secondo la Corte di Giustizia, per la migliore operatività dell’IVA, è consentito agli Stati membri introdurre particolari obblighi che, però, non possono andare al di là di quanto necessario per il raggiungimento di tali obiettivi e non devono mettere in discussione la neutralità dell’IVA.  Ne deriva, ad avviso della stessa Corte di Giustizia, che l’Amministrazione finanziaria, una volta che disponga delle informazioni necessarie per dimostrare che i requisiti sostanziali siano stati soddisfatti, non può imporre, riguardo al diritto del soggetto passivo di detrarre l’imposta, condizioni supplementari che possano produrre l’effetto di vanificare l’esercizio del diritto medesimo. Infatti, i requisiti sostanziali del diritto a detrazione sono quelli che stabiliscono il fondamento stesso e l’estensione di tale diritto. Invece, i requisiti formali del diritto a detrazione disciplinano le modalità e il controllo dell’esercizio del diritto medesimo nonché il corretto funzionamento del sistema dell’IVA, quali gli obblighi di contabilità, di fatturazione e di dichiarazione.

I requisiti sostanziali esigono che gli acquisti siano stati effettuati da un soggetto passivo, che quest’ultimo sia parimenti debitore dell’IVA attinente a tali acquisti e che i beni e i servizi di cui trattasi siano utilizzati ai fini di proprie operazioni imponibili. Gli stessi principi sono stati richiamati anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione.

Pertanto, fermo restando, in via generale, che la detrazione IVA ai sensi dell’articolo 19 del DPR n. 633 del 1972 può essere validamente esercitata solo laddove le fatture relative ai beni e servizi acquistati siano state annotate nel registro di cui al all’articolo 25 del medesimo DPR n. 633 del 1972. In caso di decadenza dalla regime di cui alla legge n. 398 del 1991, contestata in sede di controllo fiscale, può essere riconosciuto il diritto alla detrazione dell’IVA pagata sugli acquisti anche nell’ipotesi di mancata registrazione della relativa fattura d’acquisto, sempreché l’associazione o società sportiva dilettantistica senza scopo di lucro sia comunque in grado di dimostrare all’Amministrazione finanziaria la presenza dei requisiti sostanziali (soggetto passivo IVA, effettiva vendita di un bene o prestazione di un servizio, fattura  regolare ecc.).

 

Mancata compilazione modello MEF

L’ articolo 9, comma 3, del DPR n. 544 del 1999 non prevede la decadenza dai benefici fiscali di cui alla legge n. 398 del 1991 in caso di mancato rispetto dell’obbligo di tenuta del modello di cui al DM 11 febbraio 1997, fermo restando, naturalmente, che la permanenza nel regime agevolativo è subordinata alla sussistenza dei requisiti sostanziali richiesti dalla specifica normativa. Pertanto, qualora, in sede di accertamento, si ravvisi la mancata tenuta del predetto modello secondo le modalità previste dal citato articolo 9 del DPR n. 544 del 1999, si potrà procedere alla ricostruzione della situazione reddituale dell’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro tenendo conto delle effettive risultanze contabili comprovabili, da parte dell’ente, con fatture e altri documenti.

In sostanza, l’associazione o la società sportiva dilettantistica senza fini di lurco, pur non avendo provveduto ad annotare i corrispettivi nel modello di cui al DM 11 febbraio 1997, in presenza di tutti i requisiti normativamente previsti, potrà continuare a fruire delle agevolazioni di cui alla legge n. 398 del 1991, sempre che sia in grado di fornire all’Amministrazione finanziaria i riscontri contabili, quali fatture, ricevute, scontrini fiscali ovvero altra documentazione utile ai fini della corretta determinazione del reddito e dell’IVA.

Resta fermo che, qualora l’associazione o la società sportiva dilettantistica senza fini  di lucro non sia in grado di produrre alcuna documentazione idonea a provare la sussistenza dei requisiti sostanziali per l’applicazione delle disposizioni di cui alla legge n. 398 del 1991, la stessa decadrà dal predetto regime di favore.

 

Rendiconto per la raccolta pubblica dei fondi

L’Agenzia precisa, anzitutto, che l’adempimento relativo al rendiconto per la raccolta dei fondi può considerarsi soddisfatto qualora i dati da inserire nel rendiconto in argomento (le entrate e le spese relative a ciascuno dei due eventi annuali indicati nell’articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999) siano comunque chiaramente desumibili attraverso le risultanze della contabilità generale dell’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, fermi restando gli obblighi di redazione e conservazione, per ciascun manifestazione, della relazione illustrativa, ai sensi degli articoli 20 e 22 del DPR n. 600 del 1973.

Ciò posto, si ritiene, comunque, che il mancato assolvimento dell’adempimento in questione non determini, di per sé, l’inapplicabilità della disposizione di esclusione dall’IRES di cui all’articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999 per i proventi realizzati e non rendicontati, sempre che, in sede di controllo, sia comunque possibile, da parte dell’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, fornire gli idonei riscontri al fine di attestare la realizzazione dei proventi esclusi dal reddito imponibile. In tal caso, tuttavia, resta ferma l’applicabilità delle sanzioni per la mancata osservanza degli obblighi relativi alla tenuta dei documenti contabili ai sensi dell’articolo 9, comma 1, del D.Lgs. n. 471 del 1997. Diversamente, i proventi per i quali non si è provveduto all’assolvimento dell’obbligo di rendicontazione e in relazione ai quali l’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa non sia in grado di produrre alcun documento attestante l’operazione effettuata, devono essere assoggettati a tassazione – analogamente a quanto espressamente previsto per i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali dall’articolo 2, comma 5, della legge n. 398 del 1991 – con l’applicazione del coefficiente di redditività pari al 3 per cento. In tal caso, i proventi di cui trattasi, in quanto equiparati a quelli ai quali si applica il  coefficiente di redditività del 3 per cento, concorrono alla determinazione dell’importo pari a 400.000 euro, il cui superamento implica la decadenza dai benefici fiscali previsti dalla legge n. 398 del 1991 e l’applicazione del regime tributario ordinario sia con riferimento alla determinazione delle imposte che agli adempimenti fiscali .

 

Certificazioni corrispettivi manifestazione sportive

L’Agenzia precisa, anzitutto, che l’adempimento relativo al rendiconto per la raccolta dei fondi può considerarsi soddisfatto qualora i dati da inserire nel rendiconto in argomento (le entrate e le spese relative a ciascuno dei due eventi annuali indicati nell’articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999) siano comunque chiaramente desumibili attraverso le risultanze della contabilità generale dell’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, fermi restando gli obblighi di redazione e conservazione, per ciascun manifestazione, della relazione illustrativa, ai sensi degli articoli 20 e 22 del DPR n. 600 del 1973.

Ciò posto, si ritiene, comunque, che il mancato assolvimento dell’adempimento in questione non determini, di per sé, l’inapplicabilità della disposizione di esclusione dall’IRES di cui all’articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999 per i proventi realizzati e non rendicontati, sempre che, in sede di controllo, sia comunque possibile, da parte dell’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, fornire gli idonei riscontri al fine di attestare la realizzazione dei proventi esclusi dal reddito imponibile. In tal caso, tuttavia, resta ferma l’applicabilità delle sanzioni per la mancata osservanza degli obblighi relativi alla tenuta dei documenti contabili ai sensi dell’articolo 9, comma 1, del D.Lgs. n. 471 del 1997. Diversamente, i proventi per i quali non si è provveduto all’assolvimento dell’obbligo di rendicontazione e in relazione ai quali l’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa non sia in grado di produrre alcun documento attestante l’operazione effettuata, devono essere assoggettati a tassazione – analogamente a quanto espressamente previsto per i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali dall’articolo 2, comma 5, della legge n. 398 del 1991 – con l’applicazione del coefficiente di redditività pari al 3 per cento. In tal caso, i proventi di cui trattasi, in quanto equiparati a quelli ai quali si applica il  coefficiente di redditività del 3 per cento, concorrono alla determinazione dell’importo pari a 400.000 euro, il cui superamento implica la decadenza dai benefici fiscali previsti dalla legge n. 398 del 1991 e l’applicazione del regime tributario ordinario sia con riferimento alla determinazione delle imposte che agli adempimenti fiscali .

 

Federazioni sportive nazionali e le discipline sportive associate

L’Agenzia precisa, anzitutto, che l’adempimento relativo al rendiconto per la raccolta dei fondi può considerarsi soddisfatto qualora i dati da inserire nel rendiconto in argomento (le entrate e le spese relative a ciascuno dei due eventi annuali indicati nell’articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999) siano comunque chiaramente desumibili attraverso le risultanze della contabilità generale dell’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, fermi restando gli obblighi di redazione e conservazione, per ciascun manifestazione, della relazione illustrativa, ai sensi degli articoli 20 e 22 del DPR n. 600 del 1973.

Ciò posto, si ritiene, comunque, che il mancato assolvimento dell’adempimento in questione non determini, di per sé, l’inapplicabilità della disposizione di esclusione dall’IRES di cui all’articolo 25, comma 2, della legge n. 133 del 1999 per i proventi realizzati e non rendicontati, sempre che, in sede di controllo, sia comunque possibile, da parte dell’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa, fornire gli idonei riscontri al fine di attestare la realizzazione dei proventi esclusi dal reddito imponibile. In tal caso, tuttavia, resta ferma l’applicabilità delle sanzioni per la mancata osservanza degli obblighi relativi alla tenuta dei documenti contabili ai sensi dell’articolo 9, comma 1, del D.Lgs. n. 471 del 1997. Diversamente, i proventi per i quali non si è provveduto all’assolvimento dell’obbligo di rendicontazione e in relazione ai quali l’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa non sia in grado di produrre alcun documento attestante l’operazione effettuata, devono essere assoggettati a tassazione – analogamente a quanto espressamente previsto per i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali dall’articolo 2, comma 5, della legge n. 398 del 1991 – con l’applicazione del coefficiente di redditività pari al 3 per cento. In tal caso, i proventi di cui trattasi, in quanto equiparati a quelli ai quali si applica il  coefficiente di redditività del 3 per cento, concorrono alla determinazione dell’importo pari a 400.000 euro, il cui superamento implica la decadenza dai benefici fiscali previsti dalla legge n. 398 del 1991 e l’applicazione del regime tributario ordinario sia con riferimento alla determinazione delle imposte che agli adempimenti fiscali .

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